
In breve
Carlo Colombo, medico piemontese appassionato di educazione fisica e crescita dei giovani, entra in contatto con lo scautismo durante un viaggio, conoscendo direttamente Baden-Powell, ne rimane profondamente colpito.
Nel 1912 pubblica su un importante giornale romano un “Appello agli italiani”, invitando le famiglie a far partecipare i propri figli a un evento presso la Canottieri Lazio. Propone attività utili alla crescita fisica, morale e civica dei giovani, e la risposta è immediata: l’affluenza è tale da convincerlo della forza di quella proposta.
Sull’onda di questo entusiasmo, dopo un secondo grande incontro nella primavera del 1913, nasce il CNGEI. Fin dall’inizio l’associazione si distingue per alcune scelte chiare: è aperta anche ai più piccoli, accoglie le ragazze e si definisce laica. Una posizione non scontata in un’Italia ancora segnata dal dualismo tra Stato e Chiesa dopo l’unificazione.
Colombo ha un forte senso di appartenenza alla nuova Italia unita e vede nello scautismo la possibilità di formare giovani consapevoli, pronti a mettersi in gioco per il bene comune. Nella visione di Baden-Powell, uno scautismo aperto a giovani di ogni fede, trova una risposta concreta al suo ideale.
Nel CNGEI, le differenze religiose, culturali e sociali appartengono alla sfera personale e non devono diventare motivo di divisione. È questo il significato della laicità: allora come oggi, anche se con parole diverse.
Il successo del CNGEI è rapido e significativo. Già nel 1916 si contano oltre 25.000 iscritti e le attività dei Giovani Esploratori trovano spazio anche su riviste molto diffuse, come La Domenica Illustrata.
In questi anni confluiscono nel CNGEI anche altre esperienze simili, come la REI di Sir Vane e le Gioiose liguri di Mazza. È un periodo di costruzione e definizione: la Promessa viene chiamata giuramento e la Legge prende la forma di un decalogo, adattamento italiano dei termini originali.
Fin dai primi anni, il CNGEI si propone di formare cittadini attivi e responsabili. I giovani vengono educati alla solidarietà, al senso civico e a una disciplina consapevole, attraverso esperienze concrete.
Si imparano nozioni di igiene e pronto soccorso, si sviluppano competenze utili come il nuoto, anche con l’obiettivo di aiutare gli altri in difficoltà, e si lavora sulla crescita personale, contrastando egoismo e individualismo.
Il riconoscimento pubblico è forte: molte figure di rilievo dell’epoca accettano di diventare presidenti locali, tra cui Guglielmo Marconi, i fratelli Ducati, Pietro Mascagni e Gabriele D’Annunzio.
In quanto italiani, la maggioranza degli associati era indubbiamente cattolica e pertanto ai campi e durante le grandi attività erano sempre previste delle Messe: ci sono foto storiche ed addirittura film dell’epoca che attestano ciò relativamente a tutte le sezioni allora esistenti, ma non vi erano certamente catechesi specifiche o momenti liturgici particolari né partecipazione di religiosi alle attività dei giovani.
Per questi motivi nel 1916 un gruppo di adulti si staccò dal CNGEI per dare vita ad ASCI (Associazione Scout Cattolica Italiana) solo maschile e fortemente collegata con la chiesa e le sedi nelle parrocchie.
Nel periodo della guerra, mentre i capi partirono per il fronte (e tra loro il fondatore Colombo, che infatti morì nel 1918 per una febbre tifoidea presa nelle trincee), gli esploratori e le esploratrici del CNGEI e dell’UNGEI furono impegnati a dare fin da subito una mano a casa e nello retrovie, acquistando così tanto prestigio ed attenzione da ottenere già nel 1916 – anche grazie all’intervento autorevole del Duca degli Abruzzi divenuto il Presidente Onorario del Consiglio Nazionale del CNGEI – il Patrocinio del Re e lo status di Ente morale nonché l’iscrizione nel CNGEI dell’erede al regno e di sua sorella nell’UNGEI.
Morto Colombo, fu eletto Capo Scout del CNGEI Vittorio Fiorini che iniziò un grande progetto di modifica dell’associazione dopo l’esperienza della guerra: fortemente volle l’introduzione della (recente) fratellanza internazionale ed introdusse i seniori (gli attuali rover). Tra le sue riforme, nel 1921, i nuovi testi del Decalogo (ancora non LEGGE) e della Promessa (da allora chiamata così anche nel CNGEI) con un linguaggio più moderno ed a noi vicino.
Nel testo della sua Promessa compare per la prima volta il concetto di SCELTA cosciente (Prometto …di farmi forte d’animo per meglio servire la Patria), rivolto al proprio modo di essere cittadini attivi verso la patria, l’ambiente e gli altri esseri viventi.
L’Italia del periodo sta faticosamente emergendo dalla guerra e lo stato è messo in crisi dalle lotte operaie per la conquista di migliori condizioni di lavoro, con scioperi continui e grande insoddisfazione e paura per la stabilità politica: è in questa situazione che nell’ottobre del 1922 avviene la Marcia su Roma e la nomina di Mussolini come primo Ministro e Capo del Governo.
La situazione cambia ovunque: gli scioperi sono bloccati con grande spargimento di sangue e poi vietati e tutte le associazioni non controllate dal governo cominciano a subire pressioni affinché si sciolgano. Fiorini resiste ma alla fine è costretto a dare le dimissioni dal CNGEI.
Il ventennio del Fascismo vedrà sempre più osteggiato lo Scautismo italiano per i suoi obiettivi di educazione alla libertà ed alla fratellanza internazionale; con atti vandalici nelle sedi e nelle zone di campo, intimidazioni e percosse a capi e ragazzi fino a che le due associazioni – CNGEI nel 1927 ed ASCI nel 1928 – dovettero sospendere le attività per evitare che si arrivasse a situazioni estreme.
Roberto Villetti, divenuto Capo Scout nel 1922 e conosciuto ai più con il nome di “Papà Akela” perché favorì l’inserimento del Lupettismo nel CNGEI, portò avanti le riforme di Fiorini racchiuse poi nel Regolamento del 1924.
Fu lui a chiedere alle Sezioni di sospendere le attività “per salvaguardare le vite dei propri iscritti”, con un testo che evidenziava l’importanza di portare avanti i valori che lo scautismo aveva insegnato ai propri ragazzi.
Siamo certi che sono questi i valori che ispirarono lo scautismo clandestino della Giungla Silente (durata dal 1928 fino al 1939 ovunque e dopo in forma più ridotta): la fratellanza, il senso del servizio, l’educazione alla libertà di pensiero e di scelta in ogni ambito della propria vita e l’importanza dell’impegno.
Questo è lo stesso spirito che, mentre l’Italia veniva liberata dagli Alleati, poi portò alla rinascita dello scautismo in ogni dove.
Alla ripresa ufficiale delle attività nel 1946, fu Capo Scout Luigi Pirotta: tra le varie cose che fece ci fu la scrittura definitiva di un regolamento più organico compresi i testi di Legge e Promessa.
Negli anni ’60-’70 il CNGEI cominciò a sperimentare la Coeducazione (cioè educare insieme i ragazzi e le ragazze al fine di insegnare come collaborare rispettando però le peculiarità di ciascuno dei due sessi), con grande successo, fino a giungere nel 1976 ad unificare le due associazioni separate per sesso (CNGEI ed UNGEI) in una nuova realtà, il CNGEI – Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani.
Negli anni più recenti il CNGEI ha rafforzato la propria identità laica e un modello di gestione sempre più partecipato, che coinvolge anche adulti non impegnati direttamente come capi.
Nel tempo, il percorso educativo si è evoluto e oggi si basa su un impianto più strutturato, che affianca ai valori storici dello scautismo una definizione chiara di scopi, principi e scelte associative.
L’obiettivo rimane quello di accompagnare ragazzi e ragazze in un percorso di crescita completo – fisico, morale, civico, spirituale e intellettuale – affinché diventino persone consapevoli, responsabili e attive nella società.
Accanto ai principi fondamentali dello scautismo, il CNGEI oggi orienta la propria azione attraverso alcune scelte che ne definiscono l’identità: la laicità, la partecipazione democratica, il crescere insieme e la cittadinanza attiva e responsabile.
Queste non sono semplici dichiarazioni, ma direzioni concrete che guidano le attività quotidiane, il modo di fare educazione e il ruolo che ciascuno è chiamato a svolgere all’interno della comunità.
In questa evoluzione si inseriscono anche una vision e una mission condivise, che guardano a un futuro in cui giovani consapevoli contribuiscono a costruire una società più giusta, sostenibile e inclusiva.
